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Il galateo a nozze


Uno sguardo agli accessori

Uno sguardo agli accessori - parlalimmagine

TUTTO, O QUASI, SUL CAPPELLO

"Un cappello non è un cappello. O, almeno, non è solo un cappello".

Come diceva il Cappellaio Matto ad Alice.

 

Nei tempi passati era uno status simbol, le signore della buona società non uscivano mai senza cappello, la moda ne prevedeva tipologie diverse secondo le occasioni e le stagioni. Oggi non ha più un ruolo sociale simbolico, nell’abbigliamento moderno viene considerato un completamento della personalità di chi lo indossa, vezzoso o sofisticato ma senza distinzione di classe sociale o età. Deve esser portato con disinvoltura e piacere, non come un accessorio da ostentare. Con il cappello bisogna assolutamente “sentirsi” belle, affascinanti, eleganti. Se si pensa di essere goffe o impacciate è meglio non metterlo, si rischia veramente di fare brutta figura o perlomeno di non valorizzare l’abito.
Il cappello è uno degli argomenti alquanto trascurato in tema di “consigli alle spose” e sul quale in generale poche persone hanno le idee chiare.
Vediamo alcuni punti chiave secondo i dettami degli esperti di moda:
. il cappello è un accessorio che completa la mise (anche in altre occasioni, non solo ad un matrimonio) e conferisce raffinatezza, pertanto è bene evitare gli eccessi di eccentricità.
. il cappello, inevitabilmente, cattura l’attenzione su chi l’indossa, pertanto chi non ama essere al centro dell’attenzione è meglio che non esageri con colori accesi, tese molto ampie o piumaggi o altri decorazioni.
. il cappello deve essere in armonia con l’abbigliamento, lo stile della persona, l’occasione.
- il cappello non deve essere dello stesso colore dell’abito, perché “fa uniforme” e un abito elegante non è mai uniforme (a meno che il tutto non sia nero, colore peraltro proibito ai matrimoni).
… e secondo i dettami del galateo:
. per una sposa il cappello sostituisce il velo, pertanto lo indosserà per tutta la durata della cerimonia, in Chiesa come in Municipio.
. ad un matrimonio, le invitate dovrebbero evitare il cappello se la madre della sposa non lo porta (è opportuno informarsi prima!), anche la madre dello sposo dovrebbe adeguarsi.
. in ambiente chiuso e a tavola il cappello va tolto, categoricamente la sera.
. niente cappello ad una cerimonia di tardo pomeriggio che si prolunga a sera inoltrata, come niente velette ad una cerimonia di mattina.
. sia la sposa sia le invitate possono tenere il cappello quando il rinfresco si svolge all’aperto o in piedi, sia al mattino sia di pomeriggio. Di solito i matrimoni en chapeau sono d’estate all’aperto.
. l’unico tipo di copricapo che la donna (sposa o invitata) può anche non togliere a tavola è quello che, di dimensioni misurate, fa parte integrante dell'acconciatura dei capelli e completa lo stile dell'abito.

Se è vero che il cappello è uno degli accessori che a seconda della funzione può essere sia sportivo sia elegante, una cerimonia di nozze è un evento che richiede l’eccezione alla regola, entro certi limiti. Infatti, l’abbigliamento delle invitate ad un matrimonio di mattina non può essere “sportivo” bensì “elegante” (tuttavia escludendo sempre i colori scuri). Nelle stagioni calde sono ammessi cappelli anche vistosi, con tesa larga, di rafia, di paglia, a trama stretta o larga, colorati, infiocchettati, eccetera. Da alcuni anni c’è un ritorno allo Stile anni Sessanta  con tulle, chiffon, organze, colorazioni pastello, azzurro, rosato o della tonalità della pesca, con fasce e fiori in tonalità più intense, portabilissimi anche da una sposa.
In caso di una cerimonia nuziale, non bisogna dimenticare che il tipo di cappello da indossare va scelto in abbinamento non solo col proprio vestito ma anche con lo stile della cerimonia nel suo complesso … È indispensabile dunque abbinarlo con cautela. Le sposine amanti del cappello devono innanzitutto verificare se l’abito è adatto, non tutti gli abiti da sposa sono accessoriabili col cappello, come non tutti stanno bene col velo; a volte alcuni abiti “rendono” di più con una accurata acconciatura della chioma, impreziosita da fermagli e punti luce.
Di solito nell’atelier dove si acquista l’abito le commesse dovrebbero saper consigliare il tipo di copricapo più adatto tra il velo e il cappello. Non tutti gli atelier, però, vendono cappelli e spesso è ardua la ricerca di una modisteria che offra un’ampia scelta alle spose; magari ci si orienta a farselo fare su misura. Alcune spose lo fanno della stessa stoffa del vestito, con guarnizioni che richiamano l’eventuale cintura o le bordure dell’abito. Nel decidere ci si può fare ispirare dalle sfilate di moda dove le sartorie abbinano cappelli e vestiti. Molto chic la calottina o il tamburello con una veletta bianca calata sul davanti (da alzare all’arrivo all’altare).
Inoltre, bisogna fare molta attenzione anche alla pettinatura che si intende avere. Meglio evitare la chioma svolazzante, a meno che la sposa non sia molto giovane, l’abito non sia “disinvolto” e il cappello in armonia con l’atmosfera intera. Per quanto riguarda l’acconciatura, i capelli raccolti stanno decisamente meglio, slanciano la figura e mimetizzano anche un profilo non perfetto, soprattutto la sposa viene ad assumere un aspetto molto più curato. Bisogna sempre fare le prove assieme al parrucchiere, il quale deve essere avvisato di cosa la sposa vuole mettersi in testa (velo o cappello) per adottare lo stile più consono!

Infine, come va portato il cappello? Non è una cosa da poco…. Il cappello deve ombreggiare il viso, incorniciarlo, senza nasconderlo. Ebbene, fidatevi, le modiste lo sanno: come lo mettono loro così deve stare! La tendenza più moderna è che qualunque sia il tipo di cappello (borsalino, tesa larga, tesa floscia, con frontino, ecc. ) questo va sistemato eseguendo una serie di mosse: si appoggia sulla sommità del capo, si calca bene sulla parte alta in modo da sentirlo calzato, poi si tira verso la fronte la parte centrale della tesa in modo da lasciar scoperto solo lo spazio di un cm sopra la linea delle sopracciglia.
Provare per credere l’effetto che si ricava portando la tesa verso l’alto anche solo di poco e poi giù di nuovo verso gli occhi … vedete la differenza … notate come cambia la profondità del vostro sguardo?
Cappelli con tese molto ampie possono essere portati anche un po’ inclinati verso un orecchio.
Ultima indicazione: il cappello sta bene a quasi tutti i visi anche se si portano gli occhiali (in questo caso molto meglio del velo).
                                                                                                                             Maura Sacher
                            

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Guanti: un tocco di raffinatezza anche a Nozze

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UN SEGNO DI CLASSE

Che i guanti siano un segno di classe è l’opinione di alcuni, perlomeno lo è stata in certe epoche. Il guanto è diventato un accessorio di stile, per entrambi i sessi, con la moda del ‘700 e tale rimase direi almeno fino agli anni Cinquanta del secolo scorso, anni che hanno rappresentano per me il massimo dell’eleganza femminile di tutta la storia. Portare i guanti anche con l’abito o il tailleur era soprattutto una distinzione di classe, non tanto di “classe sociale” ma di classe nel senso di raffinatezza e stile. Le “vere” signore portavano i guanti anche d’estate, erano di leggero filo di cotone o di pizzo, di colore chiaro o anche neri, secondo le occasioni. E naturalmente non mancava il cappellino, altro inconfutabile segno distintivo di signorilità. In effetti cappello e guanti sono sempre stati un binomio perfetto; c’è stato un tempo durante il quale era “sconveniente” uscire senza guanti e cappello, anche per gli uomini.

Sinceramente, alle giovani donne sportive e dinamiche del Duemila non gliene importa nulla di mostrarsi “raffinate”, vogliono apparire nella loro semplicità di sempre, non amano stravolgere la loro immagine quotidiana. Il problema si presenta quando devono scegliere la mise per il giorno delle nozze: cappello o velo? guanti o no?

Se il Gran Giorno delle Nozze richiede un qualcosa di speciale, ebbene tutte le attenzioni sono riservate al vestito, il gran bel vestito dei loro sogni di bambina. Sì, perché anche molte delle donne emancipate di oggi da bambine hanno sognato il principe azzurro e l’abito di Cenerentola per coronare la favola d’amore. Donne moderne di tutte le età che, nella ricerca dell’abito bianco, si lasciano travolgere dall’intramontabile e mai soppresso romanticismo.

 

I guanti all’altare

Come in tutte le favole anche in questa c’è un però. All’abito splendido, ampiamente scollato come la moda esageratamente impone, con strascico quasi sempre, poche volte col velo, raramente col cappello, non c’è verso di far abbinare un bel paio di guanti. Eppure i guanti sono stati da sempre accessori indispensabili per rendere completo qualsiasi abbigliamento, tanto più l’abito da sposa, anche per un certo significato che essi assumono.

L’orientamento dello styling moderno sostiene che con un abito dal taglio ricco e sontuoso, con velo abbondante, i guanti non sono necessari. Io piuttosto sottolineerei il possibile contrasto con il carattere della cerimonia, al quale va intonato l’abbigliamento, e di conseguenza gli accessori. Giustamente non si deve sembrare una caricatura, giacché l’imperativo per una sposa è evitare ogni esagerazione. È vero che l’eleganza consiste nella semplicità, tuttavia ciò non vuol dire mancare di accuratezza. 

I guanti per la sposa, secondo me, assumono anche un altro valore. Ricordando che fin dalla loro antica origine erano considerati simbolo di rango e di potere, toglierseli rappresenta un atto di umiltà, di resa, di sottomissione. Un valore questo che si associa, nella sposa, al dono di sé tutta intera al suo uomo, il quale peraltro entrerà in chiesa senza guanti. Tra parentesi l’etichetta di comportamento impone che chiunque varchi la soglia di una Chiesa si tolga i guanti. Alla sposa è concesso che arrivi all’altare inguantata. Bisogna aver provato l’effetto, per capire l’emozione di sfilarsi i guanti e offrire le mani nude al futuro sposo, consapevole che su una di quelle dita verrà infilato il simbolo di un legame perenne!

 

Quali guanti scegliere?

I guanti, corti al polso o lunghi al gomito, devono essere in perfetta armonia con l’abito e dare un’immagine di proporzione; pari regola vale per il velo o il cappello e il bouquet.

Per quanto concerne la stoffa possono essere sottili ed impalpabili, di pizzo, tulle, organza, georgette nel caso di una cerimonia d’estate, o in tessuto più pesante, raso, satin, cady o capretto per altre stagioni. Solitamente vengono proposti nel medesimo atelier dove si acquista l’abito, anzi, spesso ne sono abbinati. Se ci si fa confezionare l’abito da una sartoria, i guanti potrebbero essere della medesima stoffa dell’abito o con bordo e con inserti che lo richiamino, oppure se ne possono acquistare in una guanteria, dove si verrà consigliate sul modello in relazione al vestito. Non ripeto mai abbastanza che bisogna affidarsi a chi è professionalmente esperto! A voler imporre il proprio gusto spesso si rischia una nota sbagliata.

Dò qualche consiglio. La regola dell’eleganza dice che più corta è la manica più lungo deve essere il guanto, pertanto: guanti al gomito o oltre per abiti décolleté. Gli esperti dicono anche che la porzione di braccio scoperto non deve superare i 12 cm circa. Se in caso di vestiti senza spalline per un matrimonio religioso la sposa castigatamente, indossa un copri spalle, i guanti dovrebbero arrivare fin dove finisce la manica del copri spalle. Ovviamente guanti al polso per gli abiti dalla manica lunga o a tre quarti. Sono preferibili tessuti elasticizzati in modo da poter togliere i guanti con facilità; suggerisco di indossarli un’altra volta, dopo acquistati, infilandoli con delicatezza e sfilandoli un dito alla volta – occorrono tre mosse, due in più se sono lunghi oltre il gomito – cosicché all’altare si risulti disinvolte. 

 

Guanti senza dita

Molte sposine li hanno scoperti, lanciati da recenti mode, vestono la mano solo a metà e sono tenuti fermi da un anello di stoffa entro cui si infila di norma il dito medio, certamente non l’anulare, e poi salgono oltre polso o fino a coprire l’avambraccio. Sono senz’altro di effetto, ma - a mio personale parere e anche di qualche sacerdote celebrante - non sono proprio indicati in un matrimonio religioso: l’anello nuziale non riceve tutto il risalto che merita. D’altronde sarebbe una caduta di stile se la sposa, interpretando liberamente quanto detta il galateo, se ne togliesse solo il sinistro!

Ne hanno inventati anche del tipo “guanto-non guanto”, ossia una specie di manicotto in tessuto aderente che, infilato, dà l’dea di una mezza manica, dal polso a diverse lunghezze, che lascia libere le dita. La fantasia degli stilisti è arrivata perfino a proporre un manicotto-gioiello, che s’attorciglia all’avambraccio come un gigantesco bracciale, ma siamo alle stratosfere di prezzo e di effetto! Non sono certo queste esteriorità che garantiranno la durata e la solidità della vita matrimoniale …

 

Ultimi suggerimenti di etichetta

Durante il rito in Chiesa i guanti vanno adagiati sul ripiano dell’inginocchiatoio, accanto al bouquet, in Municipio sulla sedia.

Nell’uscire la sposa li indosserà di nuovo, o perlomeno solo il destro, giacché è usanza che tutti gli invitati soffermino la loro attenzione sul dito inanellato.

Al ricevimento sicuramente li toglierà, perché il galateo impone che a tavola non si sta con le mani inguantate e che nel salutare le persone si porge la mano nuda.

Se si opta per i guanti, il galateo vieta che si portino sopra gioielli, anelli, né bracciali o orologio. Del resto la sposa non dovrebbe indossare alcun ornamento specialmente se appariscente, nemmeno l’anello di fidanzamento, perché così andrebbe ad offuscare la fede che invece va risaltata in toto.


Donna Maura

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